Ballarò
campo Idomeni

Isola di Lesbo, Grecia, uno dei punti caldi nelle rotte dell’immigrazione verso l’Europa.

Parte da qui, dove in una notte 1000 persone hanno trovato rifugio dalla Turchia prima di raggiungere il confine macedone, il viaggio di Eva Giovannini nell’inferno dei migranti in fuga dalle aree di guerra del Medio Oriente.

Ultima tappa il campo di  Idomeni, al confine con la Macedonia, dove da una settimana è iniziata la protesta dei migranti, 5000 adulti e 3000 bambini, bloccati da un muro di filo spinato dopo le restrizioni imposte dal governo macedone.

Nobel

Ai microfoni di Ballarò anche Emilia  Kamvisi, l’anziana dell’isola di Lesbo che ha fatto il giro del mondo nella foto che la ritrae mentre allatta con il biberon un bambino siriano e che ora è candidata al Nobel per la Pace.

Questa sera, a Ballarò, nel reportage di Eva Giovannini.

 

 

Filo spinato

Un filo spinato a 20 chilometri dall’Italia, che divide l’Istria in due. Una barriera anti-migranti che il governo sloveno ha tirato su a novembre al confine con la Croazia per fermare il flusso dei profughi in arrivo dai Balcani.

Ora quella barriera potrebbe essere estesa se si irrigidiscono le misure di controllo alle frontiere interne dell’Unione Europea.

Poco lontano dal filo spinato c’è il presidio allestito a Gorizia da Medici senza Frontiere per accogliere i profughi e far fronte all’emergenza umanitaria.

Da qui, questa sera, sarà collegata Eva Giovannini. Per capire quali sarebbero le ripercussioni se Austria e Slovenia dovessero ridurre ulteriormente gli ingressi nei loro paesi.

A Ballarò, in diretta su Rai3.

Nora

Nora è una giovane camerunense. Fino a pochi mesi fa insegnava in una scuola del suo Paese. Oggi è una rifugiata e vive grazie alle cure della Caritas italiana.

La sua casa è stata bruciata, la figlia Elvira di 5 anni è scomparsa e la sua famiglia si è disgregata nel tentativo di sfuggire a Boko Haram, il sanguinario gruppo jihadista attivo in Africa.

Insieme al marito Nora ha attraversato Camerun, Niger e Ciad, fino ad arrivare in Libia. Qui, dopo una prigionia di 3 mesi, Nora è stata costretta a imbarcarsi su un gommone per raggiungere l’Europa e mettersi in salvo mentre il marito ha viaggiato su un altro barcone.

Durante il viaggio la donna, incinta del suo secondo figlio, è stata picchiata e ha abortito.

Ora ha un solo sogno: ritrovare tra i tanti rifugiati la figlia Elvira e per questo si è rivolta, con un appello, anche a Papa Francesco.

“In Camerun avevo molti amici musulmani”, racconta Nora. “Vivevamo tutti insieme, musulmani e cristiani. Non posso credere che sia successo da noi”.

Guarda il servizio di Marzia Maglio.